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storia dell'origami

Breve storia dell'origami
di Raffaele Leonardi
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Origami è una parola di origine giapponese che significa "piegare
la carta" o "carta piegata", secondo il contesto della frase in cui
viene usata, e indica una tecnica che permette di realizzare figure e forme
di ogni tipo mediante la piegatura di uno o più fogli di carta. La storia dell’origami comincia probabilmente con l’invenzione della carta,
che si fa risalire ufficialmente al 105 d.C. in Cina. Il nuovo materiale aveva,
fra i suoi innumerevoli pregi, quello di poter essere piegato e ripiegato senza
strapparsi e di "mantenere la piega".
L’origami potrebbe essere nato allora, ma non esistono notizie precise;
occorre aspettare il 610 d.C., allorché un monaco buddista portò la tecnica
per la fabbricazione della carta in Giappone.
Nonostante la rapida diffusione della fabbricazione della carta, quest’ultima
rimase per anni un materiale raro e pregiato, il cui uso era riservato alle
cerimonie religiose o ad altre occasioni importanti. La carta non veniva usata
per realizzare "modelli" come li intendiamo oggi, bensì per creare figure astratte
aventi un significato simbolico e rituale, seguendo rigide regole formali note
a pochi specialisti.
Uno degli esempi più antichi risale al periodo Heian (794-1185 d.C.).
Si tratta di un foglio di carta pieghettato, con il quale si
copriva la bottiglia
del sakè posta sull’altare come offerta propiziatoria durante
le cerimonie religiose.
Allo stesso periodo
risalgono i modelli stilizzati che rappresentano una farfalla maschio (o-cho)
e una farfalla femmina (me-cho). Essi si applicavano
al collo di due bottiglie di sakè usate per un particolare rito augurale
durante le cerimonie nuziali Shinto (usanza tuttora seguita).
La figura più importante
del periodo Kamakura (1185-1333 d.C.) è il noshi.
Il nome è un’abbreviazione di noshi-awabi, una striscia di carne di mollusco
marino seccata al sole.
Non si conosce quale fosse il suo significato originale, probabilmente l’offerta
di tale cibo era un augurio di buona fortuna, grazie alla sua importanza alimentare
nel Giappone medievale. E’ da notare che il noshi, a differenza di altri
modelli tradizionali, si ottiene mediante semplice piegatura, senza ricorrere
a tagli. Questa tendenza, in seguito, diventerà predominante nell’origami cosiddetto
"moderno".
Le tecniche per piegare le varie figure vennero tramandate oralmente di generazione
in generazione fino all’inizio del XVIII secolo, quando pare siano apparsi i
primi libri con istruzioni di piegatura. Il repertorio, però, non variava molto.
Venivano pubblicati soprattutto modelli ripresi dalla tradizione orale (gru,
rane, stelle, scatole, bamboline, decorazioni), riportandone gli schemi di piegatura
senza alcuna innovazione.
Le pieghe, relativamente semplici e facili da memorizzare, permettevano la realizzazione
di soggetti stilizzati ed essenziali. A cavallo tra il
XVI e il XVII secolo la piegatura della carta è conosciuta anche in Europa,
in particolar modo in Spagna e in Italia. Proprio nel nostro Paese, in quegli
anni, si sviluppò un particolare tipo di plissettatura utilizzata per la piegatura
di salviette e tovaglioli per impreziosire le tavole del Rinascimento.
Figure di carta piegata venivano anche usate dai prestigiatori per stupire l’ingenuo
pubblico di allora. Tipica del 1700 è la routine nota come "Il
ventaglio magico": una larga striscia di carta pieghettata a fisarmonica
nei due sensi che, sapientemente manipolata, dava magicamente origine
alle più svariate figure.
A partire dal XIX secolo l’origami si è sviluppato anche in senso creativo,
con l’elaborazione di forme più moderne che portano a estremi livelli di raffinatezza
e di complessità le semplici regole basilari dei modelli classici.
Grandi maestri giapponesi, ma anche origamisti occidentali, fanno dell’origami
una forma d’arte con cui dare una nuova dimensione alla propria creatività.
Grazie alle numerose Associazioni Internazionali che raccolgono appassionati
di tutti i paesi, il "saper piegar carta" sta avendo in questi ultimi
anni una diffusione sempre maggiore nel mondo.
In Italia opera il CENTRO DIFFUSIONE ORIGAMI che, dal 1978, si propone
di propagandare la conoscenza e la pratica di quest’arte, riconoscendo in essa
uno strumento educativo di grande efficacia per sviluppare il senso estetico,
la precisione e l’abilità manuale.
Raffaele Leonardi, 1997. |